L’impatto della componente ambiente sulla politica industriale

di Roberto Taranto, Direttore generale di Assocarta

 

Vorrei qui portare alcune riflessioni libere, non strutturate su un tema che mi pare rilevante dal mio osservatorio di direttore generale di una associazione di categoria- quella della carta- che rappresenta un settore particolarmente sensibile all’argomento che affronterò. Ove, come credo, ci possano essere altri colleghi interessati a sviluppare questo argomento sono disponibile a lavorare con loro.

Avendo oramai trent’anni di esperienza di politica industriale, che risale ai tempi della Legge 675 sui piani di settore, vorrei richiamare la Vostra attenzione su una variabile a quei tempi totalmente sconosciuta nelle politiche industriali settoriali e che oggi in alcuni settori tra cui il mio sta assumendo notevole importanza.

La variabile ambiente sta a mio avviso diventando una componente primaria. Vorrei ricordare che il Ministero dell’Ambiente ha in Italia non più di una quindicina di anni, ma che il suo peso è andato aumentando solo negli ultimi anni e, in particolare, con l’attuale Ministro. Una ragione rilevante per tale sviluppo è costituita, sul piano europeo, dalla recente entrata a pieno titolo nell’ Unione Europea di Svezia e Finlandia, paesi dove le politiche ambientali hanno forti radici e impatto sulle politiche industriali. Con tale evento si è avuta un’accelerazione della produzione di direttive europee in materia ambientale, utilizzate talvolta anche quale strumento di pressione competitiva , i cui contenuti condizionano notevolmente la produzione normativa nazionale in materia.

Pur non essendo dunque quella che io sollevo una tematica del tutto nuova, a mia conoscenza poca riflessione si è avuta sinora nel nostro mondo sulle modifiche che essa induce su una serie di variabili che qui vorrei citare e che sono:

bulletgli attori della politica industriale
bulleti fattori delle politiche aziendali.

Per quanto concerne gli attori almeno due di essi sono nuovi e ad essi si dovrebbe allargare l’attenzione del nostro mondo di economisti industriali: gli ambientalisti e il Ministero dell’Ambiente. I primi sono, secondo alcuni, in grado di condizionare le politiche di prodotto, commerciali, di ricerca e sviluppo essendo ben più delle imprese , e meglio in grado di informare il consumatore, finale, ma anche industriale.

Rilevazioni fatte a livello europeo indicano i movimenti ambientalisti tra le fonti più ascoltate e ritenute credibili dai cittadini, mentre l’industria è agli ultimi posti in tale graduatoria. Cito qui, solo per dare qualche esempio concreto, il peso che tali movimenti hanno avuto nella modifica dei gas di raffreddamento di auto e frigoriferi, e nella definizione dei criteri di uso delle risorse forestali, dove movimenti ambientalisti condizionano oramai i criteri di certificazione forestale, nonché nella introduzione della carbon tax, elemento di forte divisione tra i settori industriali labour intensive e gli altri. Un ulteriore esempio della loro influenza è costituito dall’attenzione che alcune catene della grande distribuzione alimentare hanno di recente dato al tema degli alimenti modificati geneticamente.

Per quanto concerne gli attori pubblici , il ruolo del Ministero dell’ambiente è, sulla base della mia esperienza, oramai condizionante delle politiche industriali e promette di esserlo sempre di più se si pensa alla dichiarata intenzione del Ministro di introdurre nella prossima finanziaria incentivazioni agli investimenti ambientali , magari attraverso l’introduzione di quote delle leggi pubbliche di incentivazione legate alla variabile ambientale. Ma già grazie al DL 22/97 sui rifiuti e sugli imballaggi si è visto trasferirsi sul tavolo di tale Ministero il controllo di molti processi industriali settoriali , anche attraverso l’istituto dell’accordo di programma come strumento di concessione di semplificazioni amministrative l.

Va inoltre rilevato, con riferimento alla politica ambientale, che sul piano nazionale gli attori sono anche le amministrazioni locali- regioni, province e comuni- con effetti di rilevante disomogeneità nel trattamento di molte tematiche a livello locale tra impresa e impresa, in funzione dell’orientamento delle amministrazioni locali coinvolte.

 

Per quanto concerne i fattori delle politiche aziendali l’ambiente è oramai una componente rilevante dell’investimento , sia implicitamente che esplicitamente. Voglio dire che riduzioni di impatto ambientale si ottengono come sotto-prodotto di molti investimenti decisi con obiettivi di aumento della produttività aziendale, ma una quota sempre crescente di investimenti viene esplicitamente fatta per ridurre l’impatto in termini di emissioni in aria, acqua o rumore, spontaneamente o sotto la pressione di normative o di gruppi di cittadini. L’aumento di peso di tale componente sta probabilmente generando una riduzione della componente di produttività degli investimenti e quindi potrebbe, alla lunga, ridurre i vantaggi competitivi dei produttori delle aree industrializzate rispetto alle altre aree del globo. In generale c’è tuttora una difficoltà rilevante a stimare l’entità degli investimenti ambientali sul totale degli investimenti.

Vorrei inoltre citare l’importanza della componente ambientale nella politica di marketing delle imprese industriali, non solo attraverso l’etichettatura ecologica, ma anche- come già accennato- sotto la pressione delle catene distributive che fanno a gara a mostrarsi " verdi" ai propri clienti. Le tradizionali politiche di prodotto trovano così nuovi criteri di orientamento, mentre ai tradizionali bilanci dell’attività economica si affiancano oramai in un crescente numero di imprese i bilanci ambientali, di grande interesse per il mondo finanziario e per le valutazioni del valore delle imprese industriali.

 

Quanto ho appena detto è solo un’esemplificazione delle tematiche esposte all’inizio e mira solo a capire se questi temi appaiono rilevanti e degni di approfondimento su più vasto raggio; se sì sono pronto a lavorare con chi abbia la mia stessa sensazione, per presentarvi magari in futuro il frutto di più ponderate riflessioni sui" confini del nostro mondo".

Grazie